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Schede Informative

  Anatomia   Malattie   Traumi   Terapia  

 

MALATTIA  DI DE QUERVAIN

Ricordiamo che e' una sinovite della membrana fibrosa che forma il “tetto” del canale osteo fibroso dil De Quervain all’interno del quale scorrono  i tendini  abduttore lungo ed estensore breve del pollice.
Il trattamento conservativo, nelle fasi iniziali, raramente può portare ad una regressione della sintomatologia. Trattandosi di una ostruzione di tipo meccanico la risoluzione definitiva la si può ottenere solo con il trattamento chirurgico.


 

 

Sindrome del canale carpale

Determinata dalla  compressione del nervo mediano nel canale del carpo. Nelle fasi iniziali la patologia può esser trattata con l’impiego di farmaci a base di acido alfa lipoico, qualora la cura non sortisca effetto il trattamento della malattia diventa di tipo chirurgico. Le terapie alternative (infiltrazione, ionoforesi, ultrasuoni, farmaci) possono alleviare temporaneamente i sintomi ma non sono risolutrici.


 

 

ARTROSI TRAPEZIO METACARPALE

Altrimenti conosciuta come rizoartrosi. Colpisce la base del pollice a livello della articolazione tra il  trapezio ed il primo  metacarpale.
Il trattamento inizialmente è conservativo. Se tale trattamento non sortisce alcun effetto la patologia necessiterà di una cura chirurgica. Diverse sono le possibilità di scelta chirurgica che variano in base al quadro clinico specifico ed alla età ed aspettative lavorative e di vita del paziente. L’artrotenoplastica secondo il Dott.  Maurizio Ghezzi da buoni risultati, ma trova un’indicazione molto limitata e va indirizzata ai casi iniziali della patologia. Un nuovo orizzonte si è aperto con gli interventi di protesizzazione della trapezio metacarpale in modo particolare con l’utilizzo degli spaziatori in pirocarbonio.

 

 

 

EPICONDILITE

L'epicondilite è una tendinopatia inserzionale ossia  un'infiammazione delle fibre tendinee di alcuni muscoli dell'avambraccio che s'inseriscono sull'epicondilo. Il primo approccio terapeutico deve consistere nel riposo articolare, ovvero nell'astensione completa o nella drastica riduzione delle attività che provocano il dolore in associazione a una terapia medica antiinfiammatoria (FANS o Cox-2) oppure a un ciclo di fisioterapia. Un rimedio che spesso riduce ma non elimina completamente il dolore consiste nell'utilizzo delle fascette antibrachiali applicate, durante l'attività lavorativa o sportiva, distalmente all'area dolorosa. Un altro semplice rimedio consiste nell'utilizzo notturno di un tutore di posizione per il gomito e il polso che ha la funzione di ridurre la tensione muscolare sull'epicondilo. Nei casi gravi, quando il dolore limita l'attività lavorativa, un'infiltrazione locale di cortisone può risolvere completamente il dolore. In questo caso alcuni semplici esercizi di allungamento o stretching muscolare ed esercizi di potenziamento dei muscoli estensori risultano importanti per prevenire la recidiva della malattia. Il paziente deve però essere avvertito della possibilità, piuttosto comune, di una recidiva della malattia nell'arco di alcune settimane o mesi. Il trattamento chirurgico risulta necessario solo nel caso il dolore persista per lungo tempo (6-12 mesi) nonostante la terapia medica e fisica.

 

 

 

DITO A SCATTO

La patologia del dito a scatto è dovuta ad un ostacolo allo scorrimento dei tendini flessori, dovuto all’ispessimento delle pareti della puleggia nella quale i tendini stessi scorrono durante i movimenti di flessione ed estensione delle dita. Il trattamento con infiltrazione di cortisone permette un miglioramento notevole, sovente transitorio, ma spesso può comportare una degenerazione del tendine fino alla sua rottura sottocutanea. L'intervento chirurgico permette di evidenziare e quindi aprire la puleggia ispessita liberando così i tendini flessori. La ripresa dell'attività è possibile dopo 15 giorni dall'intervento.

 

 

 

CISTI ARTROGENE

Chiamate anche  "gangli"  sono neoformazioni molto comuni a livello del polso. Il trattamento è esclusivamente di tipo chirurgico (asportazione della cisti) deve esser eseguito in anestesia loco regionale in regime di Day Hospital. Solitamente non è richiesto trattamento riabilitativo. Alla guarigione chirurgica corrisponde in genere una guarigione clinica con buona ripresa funzionale. 

 

 

 

LESIONE DEI TENDINI FLESSORI

La rottura tendinea puo' avvenire per trauma da taglio, ma anche si possono verificare rotture sottocutanee spontanee e/o da stress e da traumatismi. Il trattamento delle lesioni tendinee è sempre chirurgico e deve esser eseguito quanto prima. A seguito di un intervento di riparazione tendinea (tenorrafia) sarà sempre indispensabile un ampio ciclo di cure fisiche e riabilitative e sovente per le lesioni dei tendini flessori possono residuare deficit funzionali che comportano una non completa “restituito ad integrum” dell’attività flessoria. 

 

 

 

DISTORSIONI DI POLSO

Le distorsioni di polso possono provocare lesioni a carico delle strutture osteo legamentose che compongono la complessa architettura anatomica del polso. A seguito di un importante trauma distorsivo si osserva la comparsa di tumefazione del polso accompagnata dalla comparsa di dolore. Nel caso si  verificasse una  persistente e prolungata sintomatologia dolorosa accompagnata da impotenza funzionale è bene completare la valutazione clinica con indagini strumentali, quali la RMN che permettano di evidenziare la presenza di eventuali lesioni ligamentose, la cui presenza richiederà necessariamente un trattamento chirurgico di riparazione.

 

 

 

LESIONE DEL LEGAMENTO COLLATERALE DEL POLLICE NELLO SCIATORE

E' la rottura del legamento collaterale ulnare dell'articolazione metacarpo-falangea del pollice. La lesione può essere parziale e/o completa ed il trattamento può essere sia di tipo conservativo con immobilizzazione in gesso per 25 giorni o chirurgico riparazione del legamento (sindesmoraffia). Nel caso il legamento sia completamente rotto è preferibile un  trattamento di tipo chirurgico dato che da sempre permette una guarigione completa e più veloce. A tale trattamento segue la immobilizzazione del pollice in apparecchio gessato o in tutore ortopedico per 3 settimane. L'esame radiografico, a completamento degli accertamenti diagnostici consente di evidenziare un eventuale distacco osseo della base della falange prossimale al pollice associato alla lesione. In questo caso oltre alla riparazione del legamento è opportuno eseguire un intervento di reinserzione del frammento osseo (osteosintesi).

 

 

 

CONFLITTO SUBACROMIALE

Il trattamento di questa patologia è inizialmente di tipo conservativo (fisioterapia e ginnastica di rinforzo dei muscoli che stabilizzano la testa omerale nella cavità glenoidea). Se il dolore persiste, si passa al trattamento chirurgico che consiste sostanzialmente in una aromionplastica, che può essere associata alla asportazione della borsa sottoacromiale. L’intervento viene per lo più eseguito per via L’intervento può anche essere eseguito con una piccola incisione sulla regione anteriore o laterale della spalla. Dopo l’artroscopia, il braccio viene mantenuto aderente al corpo mediante un tutore per 7 giorni mentre la mano rimane libera al movimento. Durante il giorno il tutore può esser rimosso per eseguire alcuni movimenti che impediscono alla spalla di irrigidirsi. Al termine della prima settimana può essere utile un breve ciclo di fisioterapia e di ginnastica autonoma per riprendere la funzionalità completa della spalla, la guarigione completa solitamente avviene in terza/quarta settimana. Se l’attrito non ha già causato una rottura dei tendini della cuffia e non concomita un’artrosi dell’articolazione il risultato è generalmente ottimo. Dopo l’intervento, un lieve dolore persiste per circa 15-20 giorni.

 

 

 

INSTABILITA' DI SPALLA

Trattamento della sublussazione: la testa omerale può riposizionarsi spontaneamente nella sua sede naturale in pochi secondi, in questo caso avremo una riduzione spontanea. Se ciò non accade, la riduzione deve essere eseguita da uno specialista ortopedico. Dopo la riduzione, la spalla viene immobilizzata con una fasciatura o un tutore per 2-4 settimane. Il periodo di immobilizzazione varia in funzione dell’età del paziente e della causa responsabile della lussazione (traumatica o atraumatica). La lussazione può avere una recidiva ed essa può dipendere da alcuni fattori quali per esempio: l’età del paziente, il fattore scatenante la prima lussazione ( traumatica o atraumatica), l’attività lavorativa e/o sportiva svolta dal paziente L’intervento chirurgico si rende necessario nei pazienti adolescenti che hanno avuto una lussazione traumatica, nei pazienti di età compresa tra 20 e 30 anni, e dopo il verificarsi del 2° o 3° episodio di lussazione traumatica se svolgono attività lavorativa o sportiva a rischio. La cura chirurgica è inoltre necessaria a prescindere dall’età del paziente e dal numero di lussazioni, quando insorgono sintomi legati all’instabilità come il dolore e sensazione di imminente lussazione nei movimenti di sollevamento. Nel caso di lussazione traumatica, l’intervento chirurgico è mirato a reinserire il cercine glenoideo alla superficie ossea ed a ripristinare la tensione della capsula e dei legamenti. Tale procedura può essere effettuata a "cielo aperto" o anche in artroscopia. Il trattamento chirurgico può esser effettuato sia per via tradizionale che artroscopica, tuttavia si preferisce intervenire artroscopicamente in pazienti giovani sportivi che hanno riportato una prima lussazione in seguito ad un trauma. Dopo un intervento a "cielo aperto" o artroscopico l’arto viene immobilizzato mediamente per 4 settimane. Segue un periodo di riabilitazione (autonoma e con il fisioterapista) che dura circa 2 mesi . Durante il periodo riabilitativo possono essere svolte attività quotidiane, ma non il sollevamento di pesi o movimenti di extrarotazione. Un’attività lavorativa di tipo sedentario può essere ripresa dopo 6-8 settimane dall’intervento. Quella di tipo manuale non prima dei 3-4 mesi, evitando il sollevamento di pesi ed i movimenti bruschi di extrarotazione. L’attività sportiva, soprattutto quella che prevede il lancio, il contatto fisico o l’uso di racchette, non può essere praticata prima del 6° mese.

 

 

 

LESIONE DELLA CUFFIA DEI ROTATORI

Il trattamento dipende dalla intensità del dolore e dalle dimensioni della rottura Piccole rotture scarsamente dolenti possono trarre beneficio dalla fisioterapia e terapia medica. L’infiltrazione di cortisonici può attenuare o eliminare il dolore, ma l’effetto benefico può avere breve durata e il numero di infiltrazioni deve essere comunque limitato a 2-3. Quando il dolore persiste, è indicata la riparazione chirurgica della lesione, in artroscopia o a cielo aperto. A seguito del trattamento chirurgico si rende necessaria una immobilizzazione per 12-15 giorni; tuttavia, fin dal 2° giorno post-operatorio, vengono eseguiti esercizi riabilitativi. Il trattamento fisioterapico si protrae per 2-3 mesi, durante i quali il paziente esegue anche esercizi per proprio conto a domicilio. Nei casi di rotture ampie l’immobilizzazione si protrae per 3-4 settimane. Il tutore può essere rimosso più volte al giorno per mobilizzazione il gomito e il polso. Il ripristino della mobilità della spalla può richiedere 6 o più mesi. L’attenuazione o la scomparsa del dolore si verifica entro i primi 3 mesi. Dopo 2 mesi il paziente può riprendere molte delle normali attività quotidiane. I pazienti con una grave rottura che non consente una possibilità di riparazione chirurgica, vengono sottoposti a debridement artroscopico mantengono il tutore per 7 giorni, rimovendolo temporaneamente per effettuare esercizi di riabilitazione dopo 2-3 giorni dall’intervento. I pazienti sottoposti a trasposizione tendinea mantengono l’immobilizzazione per 3-4 settimane. Successivamente seguono lo stesso programma riabilitativo di quelli sottoposti a riparazione di rotture ampie. I risultati del trattamento farmacologico e fisioterapico sono soddisfacenti nel caso di rotture piccole non responsabili di uno squilibrio funzionale tra muscoli extrarotatori ed intrarotatori. Lo stesso trattamento comporta di solito risultati poco soddisfacenti nelle rotture importanti. Il risultato del trattamento chirurgico, artroscopico o a cielo aperto, è generalmente eccellente o buono in pazienti con rottura piccola o ampia verificatasi in tessuto scarsamente degenerato. Nei pazienti con grave rottura della cuffia, ma riparabile, si ottiene generalmente un buon risultato sul dolore, ma la mobilità attiva della spalla può rimanere deficitaria. Il debridement può comportare un miglioramento della mobilità articolare, ma non il recupero della forza. I pazienti che vengono invece sottoposti ad intervento chirurgico di trasposizione tendinea hanno una scomparsa pressoché completa del dolore ed un buon recupero della motilità.

 

 

 

SINDROME DI PANNER

Solitamente tale patologia si risolve con 4-6 settimane di riposo. Talvolta è necessaria una immobilizzazione con emigomitiera per 1 o 2 settimane.

 

 

 

SINDROME DEL NERVO INTEROSSEO

Il trattamento medico comporta il riposo da qualsiasi attività che abbia causato la sintomatologia ed eventualmente l'immobilizzazione con emigomitiera e antinfiammatori. Il trattamento chirurgico, se fosse necessario, invece consiste nella esplorazione del nervo lungo il suo percorso, nella regione dell’avambraccio ed il successivo release delle strutture limitanti.

 

 

 

PRONAZIONE DOLOROSA

Il trattamento ortopedico consiste nel ridurre il legamento anulare. Si tiene con una mano il gomito del bimbo e con l’altra mano si estende, si supina l’avambraccio e lo si flette. Di solito con questa manovra si avverte un “click” che corrisponde alla riduzione.

 

 

 

BORSITE OLECRANICA

Il trattamento ortopedico consiste nello svuotamento, per aspirazione, del liquido che si forma nella borsa. Successivamente va posto del ghiaccio, e poi e' richiesta l'immobilizzazione. Il trattamento chirurgico, necessario quando il trattamento conservativo non ha dato buoni risultati, consiste nella asportazione della struttura flogosata.

 

 

 

COMPRESSIONE DEL NERVO ULNARE

A seconda della causa scatenante della sintomatologia, si può procedere ad un trattamento conservativo con riposo oppure alla liberazione del nervo e alla sua trasposizione.

 

 

 

ARTROSI DEL POLSO

La diagnosi è fondamentalmente di tipo clinico e si può avvalere di alcune indagini strumentali come le radiografie ed in alcuni casi, per l’artrite reumatoide, anche di esami ematochimici (sul sangue). Come trattamento iniziale è opportuno intervenire con terapie conservative (che non prevedano una cura chirurgica), quali:
• Cambiare le proprie attività e abitudini di vita (quando possibile).
• Immobilizzare il polso per un po' di tempo in uno splint.
• Utilizzare farmaci antinfiammatori associati a cure fisiche (ultrasuoni in acqua, magneto terapia e laser terapia).
• Seguire un programma di terapia riabilitativa.
• Infiltrazioni intraarticolari con farmaci steroidei (cortisonici a deposito). Nel caso di un’artrite reumatoide il trattamento farmacologico prevede anche l’utilizzo di altri importanti farmaci, quali i cortisonici, gli immunosoppressori i derivati da antimalarici ed i sali d’oro. Quando tali metodi conservativi non sono più in grado di controllare la malattia, allora la scelta chirurgica diviene necessaria. Il trattamento chirurgico si deve porre come obiettivo principale la riduzione del dolore ed in alcuni casi, qualora ne esista la possibilità, il miglioramento della funzionalità articolare. Le scelte chirurgiche più comuni sono rappresentate dall’artrodesi (fusione delle ossa fra loro) che solitamente comporta una buona riduzione del dolore, ma al tempo stesso determina una importante limitazione della funzionalità, o dall’impianto protesico (sostituzione dell’articolazione del polso con una protesi articolare).

 

 

 

DUPUYTREN

La malattia di Dupuytren una volta evoluta, richiede comunque un trattamento chirurgico che consiste nell’asportazione della aponeurosi malata. In casi particolari, pazienti particolarmente anziani e/o con gravi problemi fisici associati alla malattia è possibile eseguire una “aponeurotomia percutanea” (rottura dei cordoni retraenti attraverso la pelle). Tale procedimento anche se da buoni risultati predispone ad un maggior rischio di recidiva. Le complicanze dell’intervento di aponeurectomia (asportazione della aponeurosi malata) oltre alla recidiva ed alla riestensione (ricomparsa della malattia in sede diversa da quella operata) possono essere:
• Lesioni nervose e/o lesioni vascolari
• Ematoma post chirurgico
• Infezione
• Ritardo di guarigione.
Alla cura chirurgica segue spesso un trattamento riabilitativo.